Shopping cart

GIORNALE ITALO VENEZUELANO PER VOI TUTTI

TnewsTnews
Política

NOTA DEL SIGNOR UGO DI MARTINO

Email :12

Riceviamo: con preghiera di pubblicare l’articolo inviato al nostro giornale dal concittadino Antonio Calvino, vittima della giustizia.

Premetto che è vero che Antonio Calvino era un oppositore politico delle istituzioni, nelle sue funzioni di rappresentante per il Venezuela del Partito Politico “Giustizia e Libertà”.

Per tale motivo, riteneva necessario difendere i concittadini italiani in stato di bisogno davanti al Console Generale e, talvolta, esagerava nelle forme e nel modo di esprimersi.

Lo stesso pubblicava attraverso la sua rete cose non esatte in merito all’assistenza che il Console Generale di Caracas doveva ai cittadini italiani indigenti, compresa l’assistenza sanitaria che, purtroppo, concedeva anche a cittadini benestanti e non indigenti.

Purtroppo, il predetto, assieme a un altro concittadino, Giovanni Mattia, è finito in carcere senza aver commesso alcun reato di natura penale.

Non tocca a me giudicare Calvino, ma condivido il contenuto del suo scritto perché, distrutto moralmente e in stato di bisogno economico, è stato abbandonato dalla moglie e finito in carcere; la stessa è emigrata negli U.S.A., portandogli via i figli minori di cittadinanza italiana.

Purtroppo, Antonio Calvino e Mattia sono stati vittime della cattiveria umana, di persone senza dignità, capaci solo di far del male per soddisfare il proprio ego, senza pensare ai danni che ingiustamente e moralmente causano a onesti concittadini.

Le autorità competenti dovrebbero aiutare Antonio Calvino a recuperare i figli e a essere risarcito per il danno subito ingiustamente.

LE MIE MEMORIE

Tra l’arena politica e il silenzio della cella

INTRODUZIONE: Le prove della verità

Questo libro non nasce solo dal ricordo, che a volte può essere tradito dall’emozione o dal tempo. Nasce dall’evidenza. Ciò che il lettore troverà in queste pagine è il racconto di una vita segnata dall’ingiustizia, ma sostenuta da documenti, email e verbali ufficiali che non possono essere cancellati.

Ogni parola sulla mia detenzione a Piedra Azul, ogni denuncia sulla rete di influenze nel Consolato di Caracas e ogni passo avanti nella lotta per i miei figli ha un riscontro. Ho deciso di includere e fare riferimento a comunicazioni chiave con l’Autorità Centrale degli Stati Uniti, email che dimostrano che, persino nell’isolamento di una cella, la verità giuridica continuava a essere dalla mia parte. Presento i fatti, affinché il giudizio della storia sia più giusto di quello dei tribunali che hanno cercato di mettermi a tacere.

PROLOGO: La verità non è negoziabile

Scrivo queste righe non per vendetta, ma per giustizia. Per molto tempo, altri hanno scritto la mia storia nei corridoi del potere. Mi hanno chiamato accusato, mi hanno chiamato reo; hanno cercato di far sì che il mio nome fosse solo un numero di caso. Ma dietro quei 26 mesi di ombra, c’è un uomo, un padre e un politico che si è rifiutato di essere una pedina sulla scacchiera di interessi altrui. Questa è la battaglia per la dignità.

CAPITOLO 1: Il fragore del silenzio e la macchina del fango (2 maggio 2021)

Ci sono date che rimangono impresse sulla pelle. Il 2 maggio 2021, il mio mondo si è ridotto a quattro mura a causa di una denuncia di Nicola Occhipinti, allora Console Generale d’Italia. Non fu solo un’accusa di presunto assalto al consolato: per distruggere il mio onore, fui accusato illegalmente di essere il capo di una banda criminale e di essere un estorsore della comunità italiana in Venezuela. Era un’infamia costruita a tavolino per isolarmi. Arrivai alle celle di Poli Baruta (Piedra Azul), dove l’odore di umidità e il suono del metallo divennero la mia nuova realtà. Nel vuoto della legge durato 26 mesi senza processo, restò solo la mia volontà.

CAPITOLO 2: Il Diritto dietro le sbarre

Dalla mia cella, iniziai una battaglia epistolare con l’Autorità Centrale degli Stati Uniti. Studiai ogni riga della Convenzione dell’Aia. L’Autorità fu chiara: potevo usare gli elementi della procedura di restituzione nel giudizio di divorzio per dimostrare che la madre non possedeva l’esercizio unilaterale della custodia. Era un raggio di luce: la giustizia internazionale mi permetteva di provare la verità, mentre la giustizia locale mi teneva incatenato per una denuncia senza prove.

CAPITOLO 3: L’offerta del diavolo e l’Onorevole Di Giuseppe

Mentre mi etichettavano come “capobanda”, Antonio Iachini si presentò con una proposta sporca: la mia libertà in cambio del mio aiuto per distruggere politicamente l’Onorevole Andrea Di Giuseppe e attaccare la famiglia Di Martino. Volevano un sicario politico. Mi guardai le mani: erano sporche di polvere della cella, ma non di tradimento. Dissi di no. La risposta di Iachini fu una minaccia di “vendetta totale”.

CAPITOLO 4: Il prezzo del verbale (10 agosto 2023)

Dopo 830 giorni, il sistema non potendo spezzarmi, mi offrì un ricatto: “Dichiarati colpevole e te ne vai oggi”. Firmare non fu un atto di colpa, ma di sopravvivenza strategica per tornare a lottare per i miei figli. Il 10 agosto 2023, la luce del sole di Caracas mi ferì gli occhi mentre uscivo da Piedra Azul. La vera battaglia per pulire il mio nome era appena iniziata.

CAPITOLO 5: La mappa della libertà e l’onore ritrovato

Uscire significava trasformare gli appunti della cella in azioni. Ho ripreso i contatti con l’Autorità Centrale e ho iniziato a smantellare la menzogna della “banda criminale”. Il mio ritorno al fianco di figure istituzionali come l’Onorevole Di Giuseppe è la risposta più forte a chi ha cercato di sporcare il mio nome.

CONCLUSIONE: Lo sguardo verso il futuro

Oggi scrivo a testa alta. Il politico che ha affrontato il console e il padre che non ha mai smesso di lottare sono la stessa persona. Il carcere mi ha tolto 830 giorni, ma mi ha dato una chiarezza eterna: il potere senza integrità è effimero, ma la verità documentata non muore mai.

ANTONIO CALVINO

Leave a Reply

Related Posts